Doyle Brunson, il padrino del poker
Difficilmente si diventa leggende per caso, e la vita di Doyle Brunson ha sicuramente tutti gli ingredienti necessari per passare nella storia di quello che è il suo mondo, quello del poker.
La sua autobiografia, intitolata “The Godfather of Poker”, in ben 372 pagine raccoglie una serie di aneddoti sulla vita di Doyle Brunson, oltre a una serie di foto inedite che sicuramente non mancheranno di attirare l’attenzione degli appassionati.
Potrete così leggere di come Brunson nel 1998 dovette subire una rapina nella sua abitazione proprio il giorno dopo aver vinto il suo ottavo braccialetto alle WSOP, o di come anche suo padre sia stato un giocatore di poker per molti anni, anche se ha sempre cercato di proteggere la famiglia da questa sua professione.
Infatti, come anche il titolo del libro vuole sottolineare, cinquant’anni fa giocare a poker negli Stati Uniti era considerata un’attività ai limiti del lecito, e solo persone socialmente emarginate o la cui compagnia non era raccomandabile potevano pensare di farne una professione. Almeno, questa è l’idea che circolava allora, così diversa da quella attuale, dove i campioni sono ammirati e spesso si cerca di emularne in qualche modo anche le gesta.
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